Tieniti forte

Tieniti forte
Visualizzazione post con etichetta A.I. 2050 (Anno Incartato 2050). Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta A.I. 2050 (Anno Incartato 2050). Mostra tutti i post

lunedì 18 gennaio 2010

ANNO 2050 - 5


IL VECCHIO ED IL BAMBINO (perdonami Caro Guccini)


I due camminavano affiancati lungo il selciato che li avrebbe portati a sedersi sulla solita panchina del solito parco, mano nella mano.



Gli stessi piccoli passi.
Il più grande perché non aveva più la forza per farli più grandi, il più piccolo perché aveva un immenso amore per il nonno, e non voleva aumentarne l’ampiezza per non farlo sentire più vecchio di quello che già si sentiva.
“Sediamoci qui”. Non c’era bisogno di dirlo, quello era il segnale che il nonno stava per raccontargli un altro di quei racconti che tanto gli piacevano. A lui non interessava se fossero veri o falsi, ascoltarlo era comunque magia. La voce dolce e affaticata del nonno aveva il potere di farlo adagiare su un letto caldo di piacevoli sensazioni.
“Oggi ti voglio raccontare del paese di Cartonia”
Il nipote sapeva che non avrebbe dovuto in nessun caso interrompere il fiume delle sue parole. Doveva rimanere in silenzio ad ascoltarlo, al più annuire stupefatto, in modo che il nonno facesse trasformare il fiume in un torrente, e poi il torrente in una cascata, e poi ancora in un fiume che dolcemente, alla fine del racconto, si sarebbe tuffato nel mare del piacere.
“Le vedi quelle stelle? Immagina che ad unirle ci sia una scala, tu non la vedi, però lei è lì, unisce le stelle tra di loro, e gli astri sono gli scalini. E’ la scala della musica. E’ una scala che può essere salita solo da chi ha nel cuore e nella voce la poesia. Per carità, chiunque può provare a salirla, ma solamente poche persone sono in grado di arrivare sino in cima, sino a quel puntino che vedi lassù, lontano lontano”


“E’ un puntino lontano, a occhio nudo si vede a malapena, però è il più luminoso, proprio perché se non lo fosse non potremo ammirarlo dalla nostra terra.
Per arrivare lassù servono tante cose, ognuna però si fonde con le altre in un solo modo, e in quel solo modo è capace di arrivare a toccare le nostre più sensibili corde. Se riesce a toccare le corde del cuore e dell’anima insieme, allora quello è il segnale. Chi l’ha fatto è arrivato sin lassù”
L’uomo si ferma, per trovare le parole successive di quel racconto, parole che devono stupire il nipote.
Il ragazzino aspetta, aspetta che il nonno trovi le parole successive di quel racconto, sapendo che si sta sforzando per inventarne altre che lo devono stupire. Starebbe tutta la notte, e la notte dopo ancora, ad ascoltarlo. E’ certo che la mente del nonno segua il percorso inverso di quello che segue il fisico. E’ come se andasse in senso vietato, contromano in autostrada. Una mente di ragazzino in un corpo da anziano, un contrasto dei più belli che la natura abbia creato.

“Un giorno, nel lontano 2007. Era il mese di Ottobre, ricordo bene. Un ragazzo si presentò davanti agli occhi miei. Lo vidi subito, era chiaro come il sole. Aveva il potere di toccare le corde. Toccò le mie, ma contemporaneamente anche quelle di tante altre persone. Ognuna non sapeva dell’esistenza di tutte le altre, ma nonostante questo la musica che ciascun cuore produsse si incontrò con tutte le musiche di tutti i cuori. Era il segnale, qualcuno stava per salire sulla scala, stava per raggiungere la stella luminosa. Questo qualcuno fece di più. Apri la porta della stella, ed entrò in un regno che stava lì, aspettava soltanto che qualcuno attraversasse l‘uscio per scoprirlo. Il regno si chiamò come lui. In fondo si è sempre fatto così. Chi scopre un continente, un’isola, un pianeta, una costellazione, persino un batterio, gli da il suo nome. Ti ho già raccontato qualche giorno fa del pianeta Cpuddu, quello che ho scoperto io quando venni rapito dagli extraterrestri, ricordi?”
Non devo rispondere, pensò il nipote, rischio di interrompere il fiume, si sta ingrandendo.
E così fu, il fiume in piena stava inondando i pensieri del vecchio, che ormai a stento riusciva a rincorrere le idee che nascevano, una da ogni affluente neurone, che non erano comunque tantissimi.
“Così questo nuovo regno fu chiamato Cartonia. Era meraviglioso. Era governato da una regina, una donna aristocratica, di poche parole, ma sempre sagge. Era una regina buona, democratica, che ogni tanto borbottava, ma più perché la regina doveva borbottare per legge piuttosto perché fosse burbera. Era un po’ come il nano di Biancaneve, Brontolo.
All’ingresso del regno c’erano le quattro generalesse. Accoglievano i visitatori con grande amore e simpatia. Erano però come le amazzoni, delle guerriere che accorrevano in difesa del regno in ogni momento. Erano molto diverse tra loro. La perfezione si ottiene dall’unione di cose diverse tra loro.
Aria, frizzante, maestra di parole e battute, ti accoglieva a braccia aperte. Amava fare le sorprese, me lo ricordo bene. Cocci, infaticabile, la simpatia fatta a donna. Veloce, soprattutto in retromarcia. Norlina, come si potrebbe definire, pazza del tutto, ma di quella pazzia che si adora, un cucciolo di ragazza”
Il nonno si fermò, qualcosa non tornava. Infatti il nipotino se ne accorse. Lo sguardo del vecchio approvò la sua domanda, “ma la quarta generalessa?”
Il nonno tornò ad essere un turbine, aveva anticipato nella sua testa la domanda, e la risposta era già pronta.
“La quarta. In realtà ti ho detto una piccola bugia. La regina non era proprio democratica. Si autonominò Generalessa, fu un abuso di potere, ma il prezzo da pagare in caso di ammutinamento era alto, e nessuno osò sfidarla. Dopo le generalesse c’era la Sindachessa. Ricordo che vinse un concorso e fu nominata dalla regina stessa. Tra di loro c’era un po’ di ostilità, pensa che quando la regina dovette nominarla Sindachessa, col classico rito della spada poggiata sulla testa, quasi gliela staccò. Avrebbe fatto il record di durata nella carica di Sindachessa, un centesimo di millesimo di secondo. La Sindachessa emanava gli editti. Quando si fermava a declamarli aveva il potere di incantare il popolo, ogni editto era una poesia. Il gradino sotto era occupato da un personaggio meraviglioso. Il Cavaliere di Cartonia. Anche a lui la regina stava per staccare la testa. Ma si scansò, appena in tempo. Il Cavaliere doveva far rispettare le leggi, purtroppo però non gli veniva bene, era poco serio per la carica che occupava.
Poi c’era il popolo, erano in tanti, ed erano la vera forza di Cartonia. Si muovevano all’unisono, senza bisogno di comandi. Non appena il nemico si faceva vivo, loro lo ammazzavano a furia di incursioni nei regni altrui. Che forza che erano, da tutta Italia. Quanti episodi ti potrei raccontare, inizio dal primo concerto, quello di Elmas. Allora……..che c’è?”
“Nonno, la nonna sta venendo qua, mi sembra arrabbiata”
“Anche a me carissimo”
La nonna si avvicinava, passo svelto, deciso e, soprattutto, incavolato nero!!!
“Ma insomma, ma quando te lo accendi il cellulare? Vi sto chiamando da tre ore, la cena è pronta, muovetevi!! Chissà che cavolate gli stai raccontando al ragazzino, lo vuoi lasciare in pace?”
“Nonna, non ti preoccupare, mi piace stare col nonno, mi parla di tante cose belle”
Gli occhi dei due si incontrarono per un breve istante, giusto il tempo per non farsene accorgere dalla nonna.
Quello sguardo parlava e diceva un reciproco “ti voglio bene. Riprenderemo domani”

Cpuddu

giovedì 17 dicembre 2009

Anno 2050 [4^]

E’ mattina presto e la casetta, dimora di due nostre conoscenze, è quasi silenziosa.
Un ronfare appena percettibile proviene dal divano del salone, dove il vecchietto è sdraiato.
Sopra il suo petto è acciambellata la gattina, il respiro del suo padrone la fa salire e scendere, un leggero movimento, quasi come quello di una culla che ondulando custodisce il prezioso ospite.

BROOOOOMMMMMMM



La quiete della casetta viene improvvisamente squarciata da un fulmine estivo che si libera dalla sua gabbia di nuvole nere.
Quasi contemporaneamente dal salone si ode un lamento impercettibile, accompagnato da una stilla di sangue che sgorga dal petto del vecchietto. La gattina, spaventata dal fragore inatteso, ha affondato le sue unghie sotto la pelle del suo divano preferito, e ora il divano si alza sbuffando, mentre la gattina, forse presa dai sensi di colpa, si rifugia terrorizzata sotto il divano del suo divano.
“Ahi, mi brucia, gattina birichina, l’istinto ti guida, non è colpa tua di certo. Un tempo anche noi uomini reagivamo così nell’udire il fragore dei tuoni, magari ci riparavamo sotto un albero o dentro una grotta. Chissà. Ora non più, non temiamo la natura, proviamo a dominarla, a sfidarla, fino a quando esageriamo e ci risvegliamo doloranti per la dimostrazione della sua forza”
Il vecchietto strascicando il passo è arrivato sull’uscio della cucina, da dove può ammirare la moglie, ricoperta da una vestaglia raggrinzita usata per coprire una pelle altrettanto raggrinzita per l’età. Rita è in piedi, ha una fetta biscottata in una mano e un coltello ricolmo di nutella nell’altra, pronta a spalmare tanto ben di dio e offrirglielo per colazione.
“Hai visto per caso l’acqua ossigenata?”
“Ah?”
“Ho detto, HAI VISTO PER CASO L’OSSIGENATA?”
“Fio? Perché avrei dovuto vederla? E’ a Sassari credo? Perché questa domanda? E poi non urlare che ci sento benissimo ”
“Si, non hai nemmeno messo l’apparecchio per l’udito cara!! La gattina mi ha graffiato e mi devo disinfettare”
“Ah, capito. Va bene, ora apparecchio, la colazione è pronta. Siediti tesoro. Pensavo parlassi di Fio quando hai parlato di roba ossigenata. Se mi sentisse”
“E che potrebbe dire? Ha quasi novant’anni e ancora i capelli come quelli che Raffaella Carrà aveva a vent’anni!!! Comunque, almeno lei li ha!!”
“Cosa vorresti insinuare, che non ho capelli?”
“No, ci mancherebbe altro. Diciamo che ne hai, non tanti, però ne hai ancora”
I due si siedono, uno di fronte all’altro, e iniziano a consumare il poco cibo che si trovavano di fronte.



La colazione è un rito, dal suo andamento dipende l’inizio della giornata, e se non va bene si rischia di trascinarsi il malumore per un po’.
Mentre si preparava la seconda fetta di pane Rita chiede al marito: “ma ieri hai poi preso qualche fascicolo dal ripostiglio?”
“Certo, sono salito apposta. Devo ammettere che da quando è morta la mia vecchia cara lampadina non ci salgo più con molto piacere”
“Non sarà forse che il dolore alle gambe inizia ad essere più forte del piacere di trovare un posticino dove rilassarti e ricordare?”
“No, magari fatico ad arrivarci, però è proprio che non sopporto la nuova lampadina al neon. Quando premo l’interruttore soprattutto, sembra mi voglia ricattare. Mi accendo o non mi accendo, ora mi spengo così impari, dai, mi fai pena, mi accendo. Che fastidio. La vecchia lampadina mi ubbidiva subito, eravamo in piena sintonia”
“Già, bello essere in sintonia con una lampadina, interessante davvero. Cosa hai preso poi?”
“Ricordi le intercettazioni del Cavaliere che postavo nel blog delle cartone Over 30? Quando mi ero messo a scrivere i dossier sulle cartone? Ieri mi è passato tra le mani quello di Claire. Lo ricordi?”
“No, almeno non nei dettagli. Ricordo che si arrabbiò tantissimo. Fu il giorno che ebbe l’incidente, quello lo ricordo. Come le successe, ricordamelo”
“Ah, unica anche in quello. Mi voleva ammazzare per farmela pagare, comprò in un negozio un’ascia , si appostò sotto casa e appena mi vide me la lanciò contro. Soltanto che non si rese conto di aver comprato un’ascia australiana, di quelle che tornano indietro, così l’ascia destinata a me tornò da lei e le colpì le gambe. Che ridere”


“Però il dossier era cattivo”
“Che c’entra il dossier, se lei non avesse fatto ciò che il mio amico poliziotto scoprì non sarebbe successo nulla”
“Me ne leggi un pezzetto?”
“Certo cara, allora “Il Dossier Claire” ……….ehm…”si appostò sotto casa della vittima” …..andiamo oltre…………"nella Bidda di Selargius”………., ecco, questo è il punto che la fece imbestialire:

E il vecchietto iniziò a leggere:

Si udì la voce del mio amico poliziotto, era la voce di chi proprio non poteva credere a ciò che la realtà gli metteva di fronte. Un sussulto, “non ci posso credere, non me lo sarei mai aspettato, ma la realtà supera spesso la fantasia!!!”
Quando mi diede la foto sbiancai pure io, incredibile!!!
Davanti ai miei occhi due figure, immortalate nella loro quotidianità casalinga. Una era quella del marito, intento a riparare una sedia a rotelle che mancava di una rotella, come alla padrona. Aveva i capelli lunghissimi, lisci lisci, gli arrivavano fin sotto il sedere. Probabilmente dovevano essere almeno 20 anni che non li tagliava. La cosa strana è che i capelli del marito di Claire erano bicolore. Mori fino a metà schiena, poi biondi, dello stesso colore di quelli della moglie. Stravagante, avevo sempre pensato così.
L’altra figura immortalata nella fotografia era Claire, intenta a guardarsi allo specchio. Ma non per pettinarsi, perché, quello che vi scrivo ha dell’incredibile, ERA CALVA, completamente calva. Nemmeno un peluzzo sbucava dal suo cranietto pelato.
Fu in quel momento che mi resi conto dell’assurdità, della crudeltà che un essere umano poteva architettare. Mi fu chiaro che la stravaganza che attribuivo al marito nel farsi crescere i capelli non era altro che coercizione della moglie. Fu chiaro, credetemi ancora rabbrividisco, che fu Claire a costringere il marito a farsi crescere i capelli, ed il motivo era li, nelle fotografie. Improvvisamente capì il perché quando uscivano a passeggio non si staccavano mai, nemmeno per un attimo. Li chiamavamo i coniugi Bostik di Selargius!!!
Ora capisco che se si fossero staccati lei avrebbe perso i suoi capelli, capite?
Il motivo di questa mostruosità si chiama RIPORTO, avete capito bene, RIPORTO!!!
I capelli di lei erano in realtà i capelli di lui, riportati sul suo cranio pelato. Ecco il motivo dei capelli bicolore del marito.
Ora che ci penso, un giorno vidi lui con i capelli nella parte bassa con ciocche di colore diverso. Quello stesso giorno Claire mi disse di essere andata dal parrucchiere per farsi le mash!!!



Il vecchietto smise di leggere, richiuse il fascicolo e addentò un pezzo di pane. La risatina che ancora non era terminata quasi glielo fece andare di traverso. “Claire, mi pindacci ancora, ahaha”
“Stai attento, sai che si vendicherà prima o poi”
“Si, lo so, me lo ha promesso 35 anni fa. Ora andiamo, si fa tardi. Alle 10 dobbiamo essere dall’otorino, devi farti la visita”
“A Torino? Non ricordo che dovessimo andare a Torino. Ma a far che?”
“Ehia, vestiti che ti porto al museo egiziano, ti scambierò con una vera mummia”



Cpuddu

sabato 10 ottobre 2009

Anno 2050

Couf couf”


Un colpo di tosse improvviso quanto violento lo destò dal torpore nel quale la stanchezza lo aveva fatto rifugiare.

Sdraiato sul vecchio e liso divano di pelle aprì gli occhi, e li vide riflessi in quelli della gatta che era stata destata dallo stesso colpo di tosse e che da due piccole fessure lo guardava a pochi centimetri dal suo viso, sdraiata sulla sua pancia.

“Eh, piace anche a te sdraiarti sul tuo divano di pelle preferito, vero? E’ vecchio e raggrinzito, però caldo e accogliente”

Si era svegliato troppo bruscamente, così aveva l’impressione che una parte della sua mente fosse rimasta nel mondo dei sogni, e l’altra ne fosse uscita a malincuore. Probabilmente sognava qualcosa di piacevole, anche se non ricordava proprio cosa.

Aveva sempre avuto un risentimento verso se stesso e la sua cattiva memoria, anche se aveva imparato a conviverci ormai da giovane. Era inutile cercare di aprire lo scrigno che conservava i suoi sogni. Figurarsi, non ricordava nemmeno quello che aveva fatto da sveglio il giorno prima.

Una figura accanto a lui lo fissava. Se ne accorse guardando il riflesso delle due fessurine che si girarono verso la sua destra.

Sapeva chi fosse, non aveva bisogno di voltarsi per avere la conferma.

“Stavi parlando nel sonno, lo sai?”

“Davvero? E cosa dicevo?”

“farfugliavi, non si capisce cosa dici da sveglio, figurati se si capiva cosa dicevi da addormentato”

“Veramente sei tu che sei mezzo sorda”

“Eh?”

“Ah!”

Il gattino, quasi si divertisse ad ascoltare le loro piccole diatribe, iniziò a massaggiare il suo divano.

“Rita, perché sorridi? Cosa è successo?”



“Non ci crederai, ho fatto 100.000!!”

“100.000? Col gratta e vinci che hai comprato ieri?”

“Macchè gratta e vinci!! Ho fatto il post numero 100.000!!! Le ho fregate tutte. La regina madre, Claire, Titty, Angela, Anna, Mesy, Cocci, Norlina, Aria tutte!!!”

“Mi dirai che adesso puoi anche morire, hai realizzato il sogno della tua vita. Non è che sia una grande vittoria poi. Claire dalla carrozzina non arriva ai tasti del computer. La regina non ci arriva anche se non è in carrozzina. Titty ha l’artrite reumatoide alle dita, per schiacciare un pulsante deve iniziare a muoversi due ore prima. Angela si è fratturata le braccia mentre picchiava Sal che stava insegnando ai nipotini come fare il fez perfetto. Anna è senza mani da quando la regina gliele ha tagliate perché voleva rubarle la corona. Mesy ha il computer senza tastiera dal 2030, quando lo diede in testa al suo FigoT che non aveva sparecchiato. Cocci è innamorata e canta solo “10.000 baci” al suo moroso. Norlina poi, poverina, ancora le devono allacciare la linea ADSL, in effetti a Pirri sono lentini. Aria non si è ancora ripresa da quando ha fatto la fotografia con Ligabue. Lo immaginavo, troppo vicina alle ascelle, doveva stare attenta!! Bella vittoria, non c’è gusto. Ma dimmi, come mai siete arrivate al 100.000?”

“Aria ha chiesto alla regina di fare lei il post, così il post di chi c’era prima della regina è rimasto nella home page per tre mesi. Si deve essere dimenticata di farlo. Ormai la regina non c’è più con la testa”

“Veramente non c’è mai stata”

“Eh?”

“Ah!”

“Carlo, perché non vai nel ripostiglio a prendere il fascicolo dei ricordi di Marco? Mi piacerebbe tanto rileggere il tuo post sul concerto di Cagliari del 4 Settembre 2009.”

“No, ora non posso. Si è fulminata la lampadina, ieri sono salito e ho sbattuto la testa sulla mensola, non si vedeva nulla”

“Fulminata la lampadina, quella che era lì dal 2010? L’ultima prima che abolissero le lampadine a incandescenza? Ceeeeee, sarai a lutto, quando la cambierai? O dovrò aspettare che lo facciano i tuoi eredi? Mi è balenata un’idea, perché non lo inseriamo nella tua dichiarazione di successione? Chi vuole ereditare i tuoi Dylan Dog e la tua casetta delle bambole dovrà cambiare la lampadina. Ti va?”

“Prendimi in giro, hai il cuore di pietra. Io mi affeziono agli oggetti. Quella lampadina per me era come un essere vivente, mi riscaldava con la sua luce e guidava i miei passi da tanti anni. E non parlare di Balene. Da quando Folletto non ti segue sei ingrassata a dismisura”

“Ah?”

“Eh!”

“Comunque domani salgo e lo porto giù. Ora accendi la tele, c’è la premiazione di Marco, ha vinto il premio per la canzone dell’estate 2050. Ha battuto tutti, persino i Pechino Affittacamere”

Cpuddu



lunedì 13 luglio 2009

A.I. 2050 (Anno Incartato 2050)


Care Cartone, cari Cartoni.
Vi chiedo di posizionarvi con la fantasia nuovamente nell’anno 2050, al fianco del bel vecchietto che già conoscete.
Questa volta però è in dolce compagnia.
Una figura femminile al suo fianco lo sostiene, sia con un braccio sia con le parole.
“Dove vuoi andare da solo a quest’ora. Non vedi che zoppichi e che potresti cadere dalle scale? Ti sei dimenticato dell’altro giorno? Quando sei caduto come una pera e ti sei fratturato il malleolo?”
Il vecchietto, risentito, bisbiglia per non farsi sentire da lei.
E’ imbarazzante quando ti rivolgono parole che ti feriscono, soprattutto quando sei consapevole che siano parole giuste. Forse è proprio questo il motivo per cui ti feriscono.
Lui è consapevole che l’età avanza e questo lo fa star male.
Però l’età avanza per entrambi, e mai avrebbe potuto farle del male, raccontandole la verità, e cioè che lui era caduto si, ma per evitare di schiacciare la torta alla nutella appena sfornata che la moglie, per chissà quale motivo, aveva lasciato per terra, proprio sul primo scalino.
Lui vide la torta, ed il primo pensiero fu di passarci sopra per non rischiare di cadere.





Quando però, una frazione di secondo dopo, si rese conto che era farcita con la nutella, il suo istinto gli fece fare un movimento innaturale, sentì un crack all’altezza del ginocchio e si lasciò cadere col sedere sulla torta. Purtroppo la gamba destra aveva ceduto e non era riuscita a sostenere il peso di quel corpo che provava a fare lo Juri Chechi, pur di non rovinare tanto ben di Dio.
La moglie lo raccolse, o per lo meno ci provò, e dopo qualche secondo, sconfitta, andò a telefonare alla figlia. “Chiara, tuo padre è caduto, non riesco ad alzarlo, deve avere qualcosa di rotto …………………si, si, ora chiamo l’ambulanza, però ……….. (a questo punto la voce si abbassò, quasi stesse per raccontare un segreto che il vecchietto non avrebbe dovuto mai ascoltare), poverino il papi, si è fatto addosso, è tutto sporco di cacca”
Lui invece sentì benissimo, le sue orecchie erano ancora un portento, ma non riuscì a dirle la verità. In fondo non era successo niente di così grave, la torta si sarebbe potuta ripreparare. E poi era comunque bello vedere la moglie che si prendeva cura di lui. Amare in fin dei conti è anche questo, far finta di niente, in alcuni momenti.
Alla figlia aveva invece dovuto dire la verità. Soprattutto perché l’aveva beccato mentre intingeva il dito in quella che la madre aveva chiamato cacca e lo aveva portato verso la bocca con immensa avidità. Non poteva farle credere che il papà adorato fosse in realtà un mangiacacca!!!
I due entrarono nella stanza della vecchia soffitta, lentamente aprirono la porta e accesero la luce.
“Non cigola più!!” disse lei.
“La porta cigola come sempre, sei tu che non ci senti!!” rispose lui.
“Eh?” ribadì lei.
“Eja!!” concluse lui.
La lampadina dalla luce fioca si accese con altrettanta lentezza, probabilmente era alla fine dei suoi giorni e la sua resistenza stava per finire. Di certo sarebbe rimasta avvitata lì per chissà quanti anni ancora, anche da guasta.
Si sedettero sulla poltrona, lei sul grembo di lui, e aprirono lo scrigno dei ricordi di Cartonia.
“Dimmi un numero da 1 a 10” chiese lui, “così prendo a caso uno dei primi 10 fascicoli”
“12!! Come i Festival vinti da Marco in carriera!!” rispose lei.
“Va bene, prendo il 6” disse lui sospirando.
“Ah, il fascicolo dell’anno 2015. Il matrimonio di Marco, che bello!!! Ricordi ciccina, quando il prete chiese “c’è qualcuno contrario a questo matrimonio? Se si, costui parli ora o taccia per sempre!!"? Ricordi che Cocci alzò la mano dicendo cha Marco era bigamo perché lei era la prima moglie? La faccia del prete, cadaverica, bianca. Sembrava una statua di cera uscita dal museo di Madame Tousseau. Ricordo che quando chiesero alla Regina di accendere una candela, si avvicinò a lui col fiammifero acceso scambiandolo per un cero. Per fortuna Marco spiccò un balzo da grillo per fermarla, giusto in tempo. Il prete aveva i capelli in fiamme e se Sal non fosse stato pronto a spegnere il fuoco con uno dei suoi fez



che bruciano l’ossigeno, sarebbe bruciato vivo.

Riprese colorito quando capì che si trattava di uno scherzo, però le risate!! Ma secondo te Cocci scherzava o era un po’ seria?”
Lei senza parlare alzò le spalle, ma questo gesto fu sufficiente per fargli capire che non lo sapeva. In fondo è rimasto un segreto per tutti e per tanto tempo. Molti pensano tutt’ora che Cocci fosse realmente innamorata di Marco, tanto che al suo matrimonio con Giuseppe, nel momento della frase classica, lei disse “io Cocci, prendo te Marco come mio sposo”, nell’imbarazzo generale.
I due rimasero in silenzio per qualche istante. Il vecchietto riprese
“Che bei ricordi, Marco ci ha fatto vivere bellissime sensazioni. Ah, sai cosa penso?”
“Dimmi pure” rispose lei.
“Penso che i bei ricordi noi li conserviamo in uno scrigno prezioso, ben custoditi in fondo all’anima. Uno scrigno senza coperchio, senza serratura e senza chiavi, perché i bei ricordi possano uscirne in qualsiasi momento e allietarci nei periodi grigi. Vengono a galla senza chiedere permesso, perché come tutte le cose belle noi li accogliamo sempre a braccia aperte”
“E i brutti ricordi?” chiese lei.
“I brutti no, li mettiamo dentro una cassettina e li chiudiamo bene a chiave, affinché non possano uscire a loro piacimento. Purtroppo, anche se buttiamo la chiave, a volte evadono e vengono a rattristarci. Ma anche questi fanno parte della nostra vita, inevitabilmente, e non sarebbe giusto distruggerli. Sembrerà strano, ma a volte anche i brutti ricordi possono essere utili”
“Marco per fortuna non ci ha mai tradito, mai un brutto momento. Lo dobbiamo ringraziare con gratitudine”
“Ora si è fatto tardi mio vecchietto, andiamo giù a mangiare, sta per iniziare “Amici 50” e Marco è ospite per ricevere il disco di platino”
“Già ciccina, scendiamo!!”
La luce si spense, la porta si chiuse e la stanza, così come si trovava prima che i due vecchietti l’avessero destata,ripiombò nell’oscurità.



Cpuddu

mercoledì 8 aprile 2009

A.I. 2050 (Anno Incartato 2050)


Care Cartone, cari Cartoni. E cara Norlina, visto che ora stai leggendo.

Oggi vi chiedo un attimo di pazienza, abbiamo bisogno di rilassarci un pochino in questi giorni. Aggiungi immagine

Prendete un bel respiro, AHHHH, così, ed immaginatavi nel 2050.

Davanti a voi c’è un vecchietto, curvo sul suo bastone nodoso di ginepro, passo trascinato, rughe che gli solcano il viso e con una folta capigliatura bianca.

Ora chiudete gli occhi per un attimo ed immaginatevi al suo fianco.

Voi lo vedete, lui naturalmente non può.

Il vecchietto cammina, meglio dire si trascina, sale su per le scale, apre con dolcezza una porta che cigola leggermente, ed entra in soffitta.

Accende la luce, fioca luce giallina di una lampadina che resiste da tanti anni.

Si lascia cadere su una bella poltrona soffice che lo avvolge nei fianchi larghi.

Ascoltate la sua imprecazione, “che dolore la schiena, è come un amico che ti sta sempre vicino, e ogni tanto ti viene a trovare. Amico indesiderato, ma sempre presente!”

Una mosca, disturbata nella sua quiete, vola ronzando verso la luce della piccola lampadina, per appoggiarsi chissà dove.

Davanti alla poltrona una vecchia cassapanca in legno, tutta intarsiata. E’ sempre esistita nella sua vita, almeno così lui ricorda. forse costruita da qualche suo antenato.

Il vecchietto si aggiusta sulla poltrona e si siede sul bordo, apre il coperchio della cassapanca, un leggero cigolio rompe nuovamente il silenzio.

Sbuffa, soffia per togliere la polvere da una cartella e quasi contemporaneamente e lievemente tossisce.

“Quanti ricordi, per fortuna mia moglie ha catalogato tutto per anni. Ritagli, articoli di giornali, tutto. Ah, oggi prendo il 2009, vediamo se i ricordi, con questo aiutino di carta giallognola e mangiucchiata dalle tarme, vengono a galla”


Non abbiate fretta di leggere quello che racconta il vecchietto tra se e se. Fate come se veramente foste lì, seduti sul bracciolo della poltrona, ad ascoltarlo. Leggete anche le melanconiche pause. Sono le pause di un vecchietto che ricorda i bei momenti lontani e fa molta fatica per riuscire a non farsi sopraffare dalla nostalgia.


Ah, dimenticavo, il vecchietto sono io, ho quasi 85 anni.


“Vediamo un po’!! Anno 2009, quanti ne sono passati da allora? Eh, che tempi! Questo articolo, lo ricordo come se fosse oggi, l’Unione Sarda del 18 Febbraio”

Il vecchietto sfoglia lentamente il giornale, “ecco il titolo, “Marco Carta incanta a Sanremo!”


“Il primo Sanremo di Marco. Vediamo se ritrovo anche il foglio che io e Rita avevamo stampato dal blog……..dove sarà……….eccolo!!”

“La stampa del Blog delle Cartone Over 30, con i commenti. Cocci, scriveva da Sanremo, che matta che era e che è ancora, Aria era con lei insieme al FigoP. Poi Fio, la nostra Regina, ah, ricordo quanto era fiera in quel periodo, non voleva mai abdicare”

“Il commento di Norlina, la nostra fatina, la dolce Ritina, ci sono tutte, che meraviglia. Annavita, ricordo che la chiamavo Ansavita, era la più aggiornata d’Italia”


Il vecchietto fa una pausa, sospira e si asciuga una lacrima.


“Chi l’avrebbe mai detto, dopo tutti questi anni. Il blog è ancora lì, ogni giorno un post diverso e noi tutti insieme, arzilli vecchietti”

“Arzilli, insomma, la memoria non è mai stata il mio forte, e oggi è meglio che non prenda pillole, non vorrei sbagliare come ieri”

Il vecchietto ridacchia: “pensavo la pillola blu fosse per la memoria, invece, cose mai viste, nemmeno quando ero più giovane. Hihih”

“Ah, certo, ora dovremmo pur cambiare il logo, lo avevo già chiesto 20 anni fa alla Regina, ma lei niente, i cambiamenti la innervosiscono. Uff, testarda come un mulo, anzi, più del mulo thun che ha nel presepe!! Over 30, mi sembra ormai ridicolo e fuori luogo. Ormai siamo tutti vecchietti. Bisogna che chiami le moschettiere per proporle un nome nuovo, tipo “Cartone under 100, ma di poco!!”

“L’ultima volta che ci siamo incontrati, alle vele, con Titty che veniva da Carbonia, tutti a sfoggiare le dentiere nuove. I nostri carta incontri, sempre belli. Un tempo, mi ricordo, mangiavamo la pizza, e la carne, anche se era dura, ci faceva un baffo. Ora minestrina e tutti con le dentiere”


Ridacchia con gusto e riprende a parlare.


“Le risate, quando a Norlina è caduta la dentiera per terra e non la trovavamo, io che le volevo prestare la mia, Aria che le diceva “Norli, ti mastico io la carne, poi te la do pronta per essere ingoiata!” E Cocci piegata in due per il colpo della strega”


Altre risatine….


“E quando Claire non era riuscita a trovare il freno della sua carrozzella ed era finita giù per le scale mobili? Indimenticabile, quante parolacce aveva detto a chi cercava di rimetterla nella carrozzella!!!”

“Non parliamo poi di Manu, che voleva prendere l’aereo per venire a trovarci per capodanno e che si è ritrovata a Londra!! Come avrà fatto? Boh!! E noi ad aspettarla all’aeroporto fino a notte fonda!!”

“Lo spirito è sempre lo stesso, di divertimento. Peccato però, ah, che il cervello corra sempre più dei muscoli!!”


Sfoglia il giornale


“Marco a Sanremo, vediamo, pagina 2, ecco.”

“Marco Carta, il cantante Cagliaritano uscito dalla trasmissione di Maria De Filippi, sbanca l’Ariston, con una performance che ha lasciato di stucco tutti i suoi detrattori ed i feroci critici”.


“Che soddisfazione per noi Cartoni e Cartone, noi ci abbiamo creduto dall’inizio”


Sospiro, piccolo colpo di tosse e


“Ora però torno giù, per oggi è abbastanza. Rita mi aspetta per cenare con i nipoti. Scrivo il post e mi guardo TMC*………….”


La cassapanca si chiude, un lamento, il vecchietto si tira su e strascica i piedi, con le sue ciabatte consunte, sul pavimento. Spegne la luce, un quasi impercettibile ronzio, la porta si chiude alle sue spalle con un lieve cigolio, quasi un arrivederci. La stanza torna a riposare come faceva prima della breve intrusione.


E ora voi potete finalmente riprendere a fare quello che stavate facendo prima di questa piccola, e spero piacevole, pausa.


CPUDDU



* A proposito, TMC non significa Tele Monte Carlo, bensì Tele Marco Carta!!!
Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

Iscriviti qui




Il nostro book fotografico


Da dove ci seguono?